Rosario Crocetta in campo “Rivolterò la Sicilia”

da www.blogsicilia.it del 06 giugno 2012

di Gianpiero Casagni

Io sono pronto a scendere in campo, le sfide mi piacciono, anche quelle impossibili”. Così, parlando con BlogSicilia,l’eurodeputato Rosario Crocetta accoglie ‘ufficialmente’ la proposta di una sua candidatura alla presidenza della Regione siciliana partita dal basso, dalla base del Pd e della sinistra che ha già messo nero su bianco la proposta della sua candidatura dando vita su facebook ad un gruppo che da sabato ha già raccolto quasi 4mila sostenitori fra i quali sindaci, capigruppo di partiti e semplici cittadini. “In Sicilia ci vuole un cambiamento radicale come quello che ho già fatto a Gela quando ero sindaco” sbotta Crocetta.
Voglio denunciare pubblicamente lo scandalo sull’utilizzo dei fondi europei: la Sicilia è all’ultimo posto. Dopo di noi ci sono solo la Calabria e l’Albania, è una vergogna inaudita”. E’ un fiume in piena Crocetta. “In quattro anni su 6 miliardi e mezzo a disposizione, ne sono stati utilizzati solo 810milioni: appena il 12%”. La ‘bordata’ di Crocetta punta al cuore del governo regionale. “Non voglio discutere di vicende giudiziarie anche se no ho parlato tante volte – dice Crocetta – ma parlo e denuncio le inefficenze di una Regione che ha la posibilità di creare sviluppo e non lo fa”.

Crocetta, scorrendo una tabella “che mi è stata sbattuta in faccia a Bruxelles dai funzionari dell’Ue quando sono andato a protestare” evidenzia poi il dato relativo alle energie alternative: “Su 700milioni di interventi per energie alternative la regione non ha utilizzato nulla” sottolineando il paradosso che “lo Stato che produce più energia solare è la Germania mentre la provincia italiana è quella di Bergamo: luoghi dove il sole neppure lo vedono…”.

L’ex sindaco antimafia di Gela sottolinea inoltre come “i petrolchimici stanno abbandondo la Sicilia, le industrie vanno via e non ci sono proteste che si levano. E dire che Lombardo era un governatore nato per potestare contro la ‘tirrania’”.
Crocetta, si dice assolutamente indignato dello stato delle cose e ritiene che “adesso ci vuole una rivoluzione democratica in Sicilia che metta l’efficenza al centro, e poi il lavoro e lo sviluppo. Ci vuone una riforma radicale che cacci i gruppi di malaffare dall’isola. La mafia deve fare le valigie dalla Sicilia”. Ad irritare, a 360 gradi, Crocetta è il paradosso che mentre in Sicilia “Confidustria e le associazioni antiracket sono impegnatissime nella lotta alla criminalità, le Istituzioni non sono caratterizzate dallo stesso spirito e la politica si arrotola su se stessa e pensa candidature che partono dall’alto”.

La ‘ricetta’ di Crocetta è semplice: “abbiamo bisogno di poche parole chiare, impegni concreti, ricambio generazionale della classe dirigente, rotazione dei dirigenti regionali e l’allontamento di quei funzionari e consulenti, che penso siano pochi, che gestiscono con le cricche di potere e dare un impulso nuovo e di sviluppo. Bisogna proiettare la sicilia nel mediterraneo e per farlo ci vuole un cambiamento radicale come quello fatto a Gela dove una città che era simbolo internazionale della mafia è diventata il simbolo dell’antiracket”.
Il j’accuse di Crocetta ‘colpisce’ anche i partiti, il ‘suo’ Pd e quelli di sinistra, “dentro i quali c’è gente perbene, ma operano in maniera ottocentesca”.

Della sollecitazione a candidarsi Crocetta si dice “molto onorato. Esono onorato anche del fatto che tutti i sondaggi mi danno sempre in testa. Io ringrazio questi ammnistratori, cittadini, ragazzi, ragazze che mi sostengono e mi scrivono. Io – dice il vice presidente della commissione antimafia europea – per la politica sono uno sconosciuto. Alle europee ero quasi un candidato ‘clandestino’ e grazie ai cittadini ho raccolto 150mila preferenze. La gente è con me. Ho speso tutta la mia vita per la Sicilia ma sono disponibile a questa lotta e non deluderò chi chiede che questa Sicilia venga rivoltata come un calzino, una Sicilia che deve avere risarcimento dal governo italiano, dall’europa ma che deve mettersi a postoI partiti devono riprendere questo linguaggio e questo modo di essere. Se poi decidono di rappresentare i gruppi di potere acqua davanti e vento di dietro…

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