Italia Giallo e Nera

LA CRONACA Talvolta basta scorrere un po` di pagine, sottolineare qualche riga, cinque-sei “orecchie” al foglio, magari un evidenziatore per i passaggi più incisivi… Provate ad applicare queste regole per la lettura di un tomo di 710 pagine intitolato Italia Giallo e Nera (Newton Compton, 9,90 euro) e capirete il valore “fuori dalle regole” di un`opera monumentale, scritta a quattro mani da Emanuele Boccianti e Sabrina Ramacci. L`impresa è complicata per il semplice motivo che quell`Italia lì, sangue e orrore, stragi e depistaggi, delitti “d`onore”, bande, terrorismo, omicidi in famiglia, serial killer, sono ormai parte del nostro Dna. Ed è questa orrenda scoperta la piacevole sorpresa del libro; una sorta di piccola-grande magnifica condanna a ritrovare e ritrovarsi in decenni di cronaca nera, dall`Unità d`Italia ad oggi. Cosa c`è di orrendo? La consapevolezza di essere da sempre inchiodati alla poltrona di spettatore di un Paese che gronda sangue da ogni ferita di confine regionale, politico, storico, familiare, sessuale. E questo libro ti dimostra che non esiste spartiacque anagrafico che abbia valore salvifico. Cosa di piacevole? Che d`ora in poi, dopo aver sfogliato una simile blood-moviola, potresti forse cominciare a fare qualcosa perché questa Italia sia sempre meno “gialla e nera”. «La storia non è che un quadro di delitti e sventure» cita Voltaire all`inizio della sua introduzione all`opera, Massimo Lugli, giornalista e scrittore e ancora: «Questo libro è la dimostrazione di quanto l`impulso di Caino sia radicato in profondità nell`animo umano». E l`incipit dei due autori, Boccianti e Ramacci, è esaustivo di un lavoro prezioso, certosino, metodico: «I morti ammazzati non vanno lasciati in pace. Bisogna disturbarli e poi, dopo averli fatti riposare, di nuovo tornare a tormentarli, ancora e ancora. Non è mancanza di rispetto, anzi. Il loro sguardo è prezioso, la loro prospettiva indispensabile per capire quello che è stato e quello che sarà». CONDANNA A MORTE Ecco allora che quelle che potrebbero risultare una sorta di pagine gialle del crimine in realtà vengono costruite con la logica del piccolo racconto nel racconto; come una matrioska del Paese reale dove ci trovi dentro il delittaccio di provincia ma anche l`agghiacciante, brutale ritratto di un`Italia tristemente incorreggibile e masochista, che torna troppo spesso sul luogo del delitto reiterando i suoi peccati mortali. Tutto ha inizio nel 1861 quando Milano attende sulla forca un condannato a morte, Antonio Boggia, già soprannominato il Mostro di Stretta Bagnerà, vicolo dei Navigli. Ha ucciso quattro persone, massacrandole a colpi di coltello. Si tratta dell`ultima condanna a morte eseguita nel Regno d`Italia che il 17 marzo di quello stesso anno diventa Stato. E del 1902 la scoperta di un corpo in avanzata decomposizione che viene ritrovato in un appartamento di Milano. La vittima è Francesco Bonmartini e su questo delitto l`Italia si dividerà per in innocentisti e colpe- volisti; nel 1974 Mauro Bolognini girerà sul “caso” il suo Fatti d; gente perbene. Scorri le pagine e il giugno del 1924 ti inchioda al delitto Matteotti, quattro anni dopo sarà la volta dei delittacci di un serial killer tra Roma e La Spezia: il Landru del Tevere strangola le sue vittime, le sevizia e compie atti di necrofilia sui corpi. E così di mostruosità in mostruosità: dalla follia della saponificatrice di Correggio al mostro di Nerola nel `44, dal Gobbo del Quarticciolo nella Roma occupata dai nazisti per entrare poi nel dopoguerra con la Strage di Portella della Ginestra. E l`affare Montesi: Wilma esce dalla sua ca- con il treno sul litorale, ad Ostia; la ragazza, 21 anni, viene ritrovata a Torvajanica con il viso immerso nella sabbia. LO STRAGISMO Di delitto in delitto, dal “caso” Bebawi nel `64 della Dolce Vita romana, il miliardario egiziano trovato morto con quattro colpi di pistola e il volto sfigurato dall`acido, alle imprese della banda Cimino mentre pochi anni dopo, nel `69, ha inizio il lungo elenco dello stragismo con la tragedia di Piazza Fontana, nel `72 viene ucciso il commissario Luigi Calabresi, iniziano le imprese criminose della Banda della Magliana, nel `74 ecco la strage di Piazza della Loggia a Brescia e quella dell`Italicus poi il rapimento Moro e il massacro di via Fani… Flash da brividi su Ustica, Bologna, il delitto di via Poma, quello della contessa Alberica Filo della Torre all`Olgiata. Una pagina per la strage di Capaci, per la morte della giornalista Ilaria Alpi. Fino all`altro ieri: il “caso” Cogne, il delitto di Meredith Kercher, quello di Sarà Scazzi e di Melissa Bassi, la studentessa morta nell`attentato di Brindisi lo scorso anno. «Il nostro punto d`osservazione? All`altezza dell`asfalto – dicono gli autori – degli scantinati, della terra umida, delle culle…Dall`alto non si vedrebbero le persone, ne quello che loro hanno da mostrarci».

Leonardo Jattarelli (da Il Messaggero)

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