17 novembre 1992, «la notte del Safari antimafia»: l’operazione ”Leopardo”

Parla Nardo Messina e scatta «la notte del Safari antimafia»: notificati 203 ordini di custodia cautelare in carcere. L’inchiesta dei magistrati nisseni ebbe un’ulteriore appendice nell’aprile del 1993, quando vennero arrestate per associazione mafiosa altre 54 persone, la stragrande maggioranza delle quali della provincia di Enna

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E’ in corso in Sicilia, in particolare a Caltanissetta e ad Enna, ma anche in Piemonte, Lazio, Lombardia, Liguria ed in altre regioni, l’ operazione ”Leopardo”, condotta dal Servizio centrale operativo della polizia, per l’ arresto di 203 presunti mafiosi. E’ questa, per numero di imputati, la più significativa operazione antimafia, dopo quella dell’84, conseguente alle rivelazioni di Tommaso Buscetta.

Alcune persone colpite da provvedimenti giudiziari risiedono in Olanda, Francia e Germania. Insieme agli arresti sono in corso decine di perquisizioni domiciliari. Alla base dell’accusa vi sono anche le rivelazioni di due pentiti, Leonardo Messina, di 39 anni, e Paolo Severino, di 25, rispettivamente di Caltanissetta e di Enna. Duecentoquaranta ordini di custodia in carcere erano stati chiesti nei giorni scorsi dalla Procura distrettuale, diretta da Giovanni Tinebra, al Gip Sebastiano Bongiorno, che ne ha respinti 37. Per tutti gli altri imputati, tra i quali alcuni imprenditori, l’ accusa e’ di associazione mafiosa, finalizzata al controllo del mercato della droga ed all’acquisizione di pubblici appalti.
In questa prima fase del procedimento giudiziario, segnata dai 203 ordini di custodia in carcere, non sono stati contestati a singoli imputati delitti specifici, in particolare omicidi. Questi adempimenti verranno svolti, si e’ appreso in ambienti investigativi, nel prosieguo della inchiesta. La complessità delle informazioni ricevute dai ”pentiti”, e sin qui trattate da magistrati della Procura ed investigatori e dal Servizio centrale operativo, impone ulteriori accertamenti, che impegneranno ancora per mesi giudici ed investigatori.
Il complesso delle informazioni acquisite, valutate ed avallate da una prima verifica giurisdizionale del Gip, ricostruirebbe, secondo indiscrezioni, gli organigrammi completi delle famiglie mafiose del Nisseno e dell’ Ennese, e le loro connessioni di affari con ambienti imprenditoriali e politici locali. I due pentiti avrebbero consentito di individuare decine di insospettabili, affiliati ritualmente da molti anni, che ricoprivano ruoli essenziali per la penetrazione della mafia in vari settori sociali.
”Sotto questo profilo – ha osservato il questore Antonio Manganelli – il contributo di Messina e di Severino appare assimilabile a quelli dati da Tommaso Buscetta ed Antonio Calderone. L’ inchiesta – ha proseguito Manganelli- segna un momento di essenziale penetrazione dei poteri dello Stato nelle cosche dell’ interno della Sicilia, che hanno svolto a beneficio delle consorelle di Palermo, un ruolo di fondamentale appoggio, sostegno e compartecipazione in ogni sorta di illeciti interessi e di delitti”.

Sono 309 le persone indagate in questa che e’ stata definita in assoluto la più grande operazione antimafia eseguita in Italia alla quale hanno partecipato oltre due mila uomini delle forze dell’ordine. Oltre ai 203 ordini di custodia cautelare sono stati, infatti, emessi anche 106 avvisi di garanzia. Le persone arrestate durante la prima fase dell’operazione, questa notte fino all’alba, sono 85, raggiunte da agenti di polizia e carabinieri in Sicilia, Piemonte, Lombardia e Toscana. Altri 80 ordini di custodia sono stati notificati a persone che sono già in carcere per altri reati. Meno di una quarantina sarebbero per ora i latitanti. Sono tutti accusati di associazione mafiosa, ma per alcune persone i reati contestati andrebbero dall’ omicidio, a partecipazione ad appalti truccati, a reati elettorali. Tra i destinatari di avvisi di garanzia sarebbero anche due parlamentari nazionali, uno democristiano e uno socialdemocratico, per i quali e’ in corso la richiesta alla Camera dei Deputati di autorizzazione a procedere. Tra gli arrestati vi sono alcuni imprenditori, professionisti,consiglieri comunali di vari partiti delle province di Caltanissetta ed Enna.

TinebraIl procuratore della repubblica di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, titolare anche della Direzione Distrettuale Antimafia, durante l’ incontro con i giornalisti per illustrare l’ operazione ”Leopardo”, ha rifiutato di rispondere alle domande di eventuali coinvolgimenti di esponenti politici. A specifiche richieste relative a procedure nei confronti di parlamentari nazionali ha opposto un ”no comment”, rilevando che la materia e’ oggetto di segreto istruttorio.
I dettagli dell’operazione Leopardo, ancora in svolgimento, sono stati illustrati, oltre che da Tinebra, dal dirigente del Servizio centrale operativo Achille Serra e dal questore Vittorio Vasquez. Complessivamente sono state arrestate, fino ad ora, 75 persone. ”Si tratta in gran parte di affiliati a Cosa Nostra – ha spiegato il procuratore – che operavano in prevalenza nella provincia di Caltanissetta ma con ramificazioni e contatti in tutta la Sicilia. Tra le ipotesi di reato, oltre all’associazione mafiosa, figurano anche le estorsioni, la gestione e il controllo illecito degli appalti e il ”voto di scambio”. Il procuratore ha confermato che ”vi sono stralci dell’inchiesta”, aggiungendo che ”sono state avviate le procedure per la richiesta di autorizzazione a procedere”. Serra ha sottolineato che l’ indagine, pur basandosi sul contributo fondamentale dei ”pentiti”, ha consentito per la prima volta di trovare riscontri processuali su due importanti fenomeni: il collegamento tra mafia siciliana e ‘ndrangheta calabrese e l’ esistenza delle cosiddette ”Stidde”.

A proposito delle ”stidde” Tinebra ha osservato che rappresentano un pericolo per Cosa nostra ”poiché si stanno alleando tra di loro per opporsi al predominio dei corleonesi”. Tinebra, a proposito degli appalti, ha poi detto che li controllava un gruppo mafioso diretto da Angelo Siino, processato anche a Palermo. Il procuratore ha comunque tracciato una distinzione per quanto riguarda gli imprenditori: ”alcuni sono inseriti organicamente in Cosa nostra- ha detto- mentre altri sono ‘avvicinati’, versano cioe’ tangenti per ottenere in cambio appalti; una terza categoria di aziende e’ invece costretta a pagare per non subire danneggiamenti”. La percentuale delle tangenti, secondo quanto accertato dagli investigatori, oscilla dal 2,5 al 5 per cento. Il questore Achille Serra ha aggiunto che ”dalle indagini risulta che la maggior parte degli appalti nel nisseno e in Sicilia viene gestita da Cosa nostra”.
Il procuratore ha detto che le acquisizioni processuali confermano quanto sostenuto ieri da Tommaso Buscetta, davanti all’antimafia, circa l’ inesistenza del cosiddetto ”terzo livello”: ”Non e’ il politico a servirsi della mafia – ha osservato – ma il contrario. Cosa Nostra non ha ideologie ma decide di volta in volta quali partiti sostenere elettoralmente”. Tinebra ha aggiunto che non e’ possibile quantificare i voti ”controllati” dalla mafia. Difficile valutare anche il ”costo” economico di questo sostegno. Secondo il ”pentito” Leonardo Messina, la campagna elettorale per le amministrative di un piccolo comune costava tra 25 e 30 milioni. Il procuratore ha infine puntualizzato che ”nessuno degli esponenti politici coinvolti nell’inchiesta sarebbe indicato come ‘uomo d’ onore’. Ma questo non esclude, tuttavia, l’ ipotesi di associazione mafiosa nei loro confronti”.

Dodici ore dopo l’ inizio è possibile fare un primo bilancio dell’operazione ”Leopardo”, seconda, per numero di persone coinvolte, soltanto a quella del 1984, conseguente alle rivelazioni di Tommaso Buscetta e sfociata nel primo grande processo a Cosa nostra. 203 sono gli ordini di custodia cautelare emessi dal giudice per le indagini preliminari Sebastiano Bongiorno che ne ha respinti 37 dei 240 complessivi proposti. Le ordinanze notificate a persone già in carcere sono 81, gli arresti finora eseguiti 77. Le citta’ interessate sono 13 di otto regioni: Palermo, Catania, Agrigento e Caltanissetta in Sicilia; Mestre (Veneto); Savona (Liguria); Pisa (Toscana); Como, Milano e Varese in Lombardia; Alessandria (Piemonte); Roma e Reggio Calabria. Le notifiche in carcere hanno interessato 32 istituti di pena di tutta Italia: Caltanissetta per 18 detenuti; Cuneo e Enna per otto; Caltagirone, sette; Asinara, quattro; Pianosa e Agrigento, tre; Roma, Catania, Livorno e Milano, due; Lanciano, Ariano Irpino, Potenza, Palmi, Trani, Taranto, Bari, Torino, Trapani, Augusta, Favignana, Cagliari, Como, Busto Arsizio, Bergamo, Lodi, Bologna, Modena, Parma e Termini Imerese per un solo detenuto. La procura di Caltanissetta non ha reso noto l’ istituto di pena nel quale e’ detenuto il ”pentito” Paolo Severino.
Nell’ambito dell’inchiesta sarebbero stati emessi anche 106 avvisi di garanzia, i cui destinatari non sono stati resi noti. Oltre che la Sicilia l’ indagine ha interessato anche la Calabria (dove la ‘ndrangheta costituirebbe una diretta filiazione di Cosa Nostra), la Lombardia, la Liguria, la Francia e il Belgio. In questi paesi esteri sarebbero operative alcune ”famiglie”. La decisione di collaborare con la giustizia, secondo quanto ha sostenuto Leonardo Messina, sarebbe maturata in seguito all’accorato appello rivolto ai mafiosi da Rosaria Schifani, vedova di uno degli agenti di scorta trucidati nella strage di Capaci. Il ”pentimento” sarebbe stato propiziato anche dall’uccisione di un ”caro amico”, come lo definisce Messina: Liborio Micciche’, ex assessore ai lavori pubblici Dc di Pietraperzia. Analoghe anche le motivazioni dell’altro pentito, Paolo Severino. Le rivelazioni dei due ”pentiti” riservano numerose sorprese e alcune ”curiosità” sull’universo mafioso. Innanzi tutto l’ esistenza di una raccolta scritta delle ”regole” di Cosa Nostra, chiamata dagli stessi mafiosi ”bibbia”. ‘

L’inchiesta dei magistrati nisseni ebbe un’ulteriore appendice nell’aprile del 1993, quando vennero arrestate per associazione mafiosa altre 54 persone, la stragrande maggioranza delle quali della provincia di Enna.

(Fonti: Ansa, La Sicilia,Wikipedia e altro)

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